LO STURALAVANDINO

Quando tutto è otturato, ecco, allora sono chiamato, e solo allora; poi, quando tutto è sistemato, neanche un grazie, né un saluto, e più nessuno si ricorda di me, fino a nuovo inghippo. Quanto manca in questo mondo la riconoscenza! Basta poco per valorizzare le nostre azioni, tirarci un po' su di morale; invece, sono io che tiro su tutto ciò che ingolfa e intasa, impedendo l'infarto del sistema; ma poi, resto lì accantonato. Sturo e estraggo dal sistema tutto ciò che lo sta intasando, e così tutto scorre a gonfie vele! E' una bella soddisfazione, non vi pare? Eppure, me la devo tenere solo per me, invece di poterla condividere. Ma, in questo mondo, ormai la condivisione appare un miraggio; ci si preoccupa solo che tutto vada giù bene dal lavandino; e quando questo non va per il verso giusto, ecco che chiamano in causa ma come il tappabuchi della situazione - o meglio, lo sturabuchi - per ricreare quel vuoto del sistema che se da una parte garantisce il giusto scorrere delle realtà, dall'altra esprime il vuoto di questa fragile e irresponsabile generazione umana.

LA PORTA


Dai, Tino, non metterla giù così dura! Se è vero che sei uno zerbino di non tanto valore, devi anche riconoscere che con me vicina non sei mai solo! Non trascurare la mia amicizia! Se è vero che a nessuno importa di te, come dici, devi anche veder l'eccezione nella porta che ti sta davanti, e alla quale importa tanto l'amicizia con te! E poi, senti, caro Tino: tu sarai anche di poco valore, ma guarda a me: io sono di valore prezioso, di un legno pregiato e di grande fattura; ma senza di te, anch'io sarei sola, senza nessuno. Tutti passano da me, ma nessuno si ferma a me, se non sostando vicino per le sue cose. E poi, apro e chiudo, ma oltre questo, qual è la mia funzione? Come te, non vivo in questa casa, e se ci vivo qualche volta, lo faccio solo come un passaggio. Tutti passano da me, ma chi sta con me, oltre a te, caro Tino? E allora, coraggio, rafforziamo la nostra amicizia! Condividendola, tu mi porterai con i tuoi sogni come tappeto volante; e io, da parte mia, aprirò ogni porta ai tuoi pensieri! E chissà che anche da questa casa venga un po' più di considerazione della nostra presenza!

LO ZERBINO


Mi chiamo Tino, e faccio lo zerbino. Tutti mi passano sopra, qualcuno mi sbatte, mi fregano, mi spostano a loro piacere. Passano da me lasciandomi il loro sporco, entrano dentro una casa puliti e poi escono a riprenderselo. E io, qui in mezzo! Son sempre lì, mai mi sposto, solo gli altri metto a posto! Bei tempi, quelli dei Persiani, quando i miei avi erano decorati a puntino, e resi preziosi, e di grande valore! Qualcuno anche oggi cerca di imitarli, quei preziosi, ma sono ben pochi quelli di grande valore e tanti quelli di imitazione! E poi, quelli ancor più avi, quelli volanti? Ora non ce ne sono più, se non in fantasia! E anch'io, ogni tanto, sogno un po' a occhi chiusi - quando passano su di me - e un po' ad occhi aperti - quando non c'è nessuno sopra di me - di poter un giorno volare nel cielo, su in alto. Ma intanto, ad ogni risveglio, il mio esser qui sotto mi richiama all'ordine, ad accogliere con un mesto benvenuto chi è atteso a questo uscio. Ecco, ecco che ne arriva uno di corsa e con le scarpe tutte sporche! A me la terra e il fango, ospiti inattesi, e per voi eccomi pronto per aprirvi la porta del cielo!

IL BOCCALE



Vedermi così vi fa sgorgare un sorriso e anche un po' di acquolina per gustare della buona birra, che io porto volentieri alla vostra bocca… Ma se penso ai tempi che furono, quelli del passato, dove un mio cugino non se ne stava affatto in bella vista accattivante su di un banco, ma nascosto sotto un letto della stanza, in attesa degli escrementi e delle urine - certo un utilissimo servizio da parte sua - quale umiltà! Quale e quanta umiltà e devozione alla sua vocazione! Io oggi non so se ce la farei a ripetere quella funzione tanto sgradevole! Ma per fortuna i tempi sono cambiati, e anche le funzioni! Oggi accostarsi con la bocca ai miei bordi è quasi un onorare, una devozione da parte del bevitore, che degusta e apprezza, e mai disdegna, anzi spesso raddoppia la sua dose da attingere a me. E' un alto gradimento, un riconoscimento, un apprezzamento che mai quel mio cugino della cascina di campagna si sarebbe sognato di avere!

IL TAPPO


Salve, sono il Tappo.
Tappo e stappo, chiudo e apro, tengo e lascio, sto e poi vado.
Son piccolo, ma utile, e non me ne vanto; ma so che la mia vocazione è lasciarmi guidare e mai comandare; forse che sia santa obbedienza? No, è solo piena libertà del sentirsi ora utile e ora inutile, a seconda della situazione. Già, è quella la vera comandante, quella che decide per me se stare o perdermi via. Questa mia provvisorietà forse sembra cattività o passività - o peggio, inutilità - ai vostri occhi. Ma il sentirmi prima preso e stretto in angustia e poi liberato di colpo e volato via a mo' di missile, mi dà il senso di tutto di me. Sì, dopo la stasi e la stabilità nel buio di cantine immerse nelle solitudini dei vini, poter anche solo per un ultimo attimo di me provare l'ebbrezza della vitalità e dello sprizzar via, dopo essere stato immobile per così tanto tempo, in quell'attimo sento di essere nel nulla del mio paradiso, perdendomi nel mio volo verso l'immensità, l'eternità, passando dal profumo di un vino ben tenuto, a un profumo divino ora ottenuto.